Il Greco era il Morphy del diciassettesimo secolo.

J. A. Leon, 1900

Giocatore che non trovò un suo pari in nessuna parte del mondo.

Pierre Bayle

(…) non ce n’è uno che abbia trattato questa materia con scienza maggiore di quella con cui il Calabrese l’ha trattata.

Le jeu des eschets, Parigi 1843

Le partite del calabrese Greco possono essere considerate d’esempio per principianti e giocatori intermedi.

Max Lange

Greco è stato giustamente celebrato come un giocatore di prim’ordine.

William Lewis

Non c’è mai stato, e non ci sarà mai più, un giocatore così avanti rispetto al suo tempo.

Jeremy Silman
Home SCACCHI E CULTURA Il match Fischer/Spassky (1972). A cura di Renato Zupi.

Il match Fischer/Spassky (1972). A cura di Renato Zupi.

by Giovanni Chiappetta

 

   L’incontro Fischer/Spassky, confronto finale per il titolo mondiale del 1972, può senza meno considerarsi l’evento che ha determinato, a livello mondiale, il passaggio del gioco degli scacchi da attività sportiva, o anche passatempo (quasi iniziatico o criptico), comunque elitari, a vero e proprio fenomeno di massa, seguito, praticato e diffuso a tutti i livelli della società. Giunto nell’acme del clima di guerra fredda est/ovest, con il geniale giocatore americano presentato come una sorta di cavaliere solitario, opposto ad un erede della scuola sovietica supportato e sostenuto dall’apparato statale e da un formidabile staff di “secondi”, l’incontro, passato alla storia come “la sfida del secolo”, contrapponeva due fortissimi giocatori, dallo stile di gioco brillante, ma caratterialmente agli antipodi. Calmo, misurato e signorile il sovietico, bizzarro, vulcanico e stravagante l’americano, le cui intemperanze (genuine, o, almeno in parte, intese a creare pressione psicologica sull’avversario) contribuirono ad aumentare a dismisura l’interesse dei mass media, sì ché al match, in Italia dedicò attenzione persino la RAI, riprendendo, se pur sporadicamente, qualche immagine dei giocatori e dando comunque puntuale notizia dei risultati dello scontro. In poche settimane crebbe a dismisura l’interesse per il gioco, divenuto quasi una mania, si moltiplicò la vendita di scacchiere, libri, persino orologi da torneo ed un po’ tutti si applicarono, nei tempi e luoghi più disparati (persino in spiaggia sotto l’ombrellone!) ad apprendere, se non altro, le regole base del gioco o ad approfondirne la conoscenza.

   Qualcosa di simile è accaduto l’anno scorso, dopo quasi un cinquantennio dal match di Reykjavik, a seguito della miniserie televisiva di Netflix “La regina degli scacchi”.