Come tutti sanno Gioacchino Greco, è stato uno scacchista e scrittore italiano. E’ considerato uno dei migliori giocatori tra il XVI e il XVII secolo e fu ritenuto da Michail Botvinnik il primo giocatore professionista di scacchi. In effetti, egli visse completamente con i proventi del gioco degli scacchi.

Via Lavina Celico
Denominato anche il Calabrese o il Cosentino, appellativo resosi necessario per evitare che si potesse confondere il cognome con il paese d’origine, nacque intorno al 1600 a Celico piccolo borgo della presila Cosentina, poco distante da Cosenza in Calabria. Sul luogo di nascita Daniel Willard Fiske nel “The Book of the First American Chess Congress, 1859” suppose, senza addurre prove, che fosse invece originario della Morea, in Grecia, e che trascorse il periodo della giovinezza in Calabria.
“In France the splendid career of Greco was the noteworthy incident of the century. He is supposed to have been a native of the Morea, but passed his youth in Calabria, whence he is known as the Calabrian. He acquired a thorough chess education in the clubs of Italy, and may be considered as the founder of the Anglo-French school, whose glory culminaled with Philidor. His book, although wanting in soundness, is full of fresh fancies and novel ideas, and has gone through a multitude of editions and translations. Greco’s chief opponents in France were the Duke of Nemours, Arnaud, Chaumont, and La Salle. In England Saul was the only native writer on the theory of chess, and his work posseases little or no originality. Several versions of foreign treatises appeared, and here, as elsewhere, the book of Greco exerted a great influence.”

Collegio dei Gesuiti a Cosenza dal XVI secolo ora Convitto Nazionale
Probabilmente appartenente ad una illustre famiglia (le fonti sono discordanti. Secondo alcune, visto che i suoi manoscritti contengono molti errori grammaticali e di ortografia, possedeva un’educazione molto elementare e che quindi la sua famiglia era da considerarsi non agiata) fu condotto nel convento dei Gesuiti di Cosenza per approfondire gli studi. Qui, sotto la guida di don Mariano Marano, sacerdote siciliano ed eminente giocatore dell’epoca, fu introdotto al gioco degli scacchi e ben presto progredì così tanto da eguagliare il suo maestro.
Le poche informazioni affidabili sulla sua vita le dobbiamo alla pubblicazione dei suoi manoscritti. Certamente sappiamo che era dotato di una naturale predisposizione al gioco degli scacchi. La consapevolezza del proprio talento gli ha consentito di lasciare la propria terra fin da ragazzo per guadagnarsi da vivere principalmente giocando. Sicuramente per lui gli scacchi sono stati un trampolino di lancio verso una vita agiata e avventurosa. Dagli scacchi ha ottenuto fama, ricchezza e avventura. Ottenne molto, nonostante sia vissuto per soli 34 anni.

Mappa di Roma del Tempesta 1593.
Nel 1610 lo troviamo a Roma, dove visse per dieci anni come scacchista professionista protetto da diversi prelati, fra cui il cardinale Giulio Savelli e Francesco III Boncompagni. Al periodo romano e precisamente al 1619 risale il suo primo e importante manoscritto nel quale descrive tattiche e tecniche di gioco ed una sintesi di questa raccolta fu proprio donata ai suoi mecenati. In questo periodo ne furono pubblicate almeno 20 copie.
Quasi tutti i manoscritti erano dedicati a importanti mecenati e venivano spesso scritti da un copista con lo stile che cambiava a secondo del gusto del mecenate.
Nei primi manoscritti si evidenzia una grammatica poco corretta. Solo in quelli successivi si ebbe un miglioramento nella forma e nella grammatica. Alcuni studiosi avanzano il dubbio, visto la differenza di forma e di stile presenti nei vari manoscritti, che effettivamente furono tutti scritti da Greco. Greco aveva l’abitudine, che quando un manoscritto era destinato a un mecenate facoltoso o potente, di fare calligrafare l’inizio del trattato e successivamente era lui a scrivere il corpo del testo. Sovente gli errori si riscontrano nelle parti calligrafate, forse a causa di una probabile dettatura. I suoi manoscritti di solito contenevano: una dedica; un sonetto; una spiegazione sulle origini e sull’invenzione degli scacchi; le forme, i nomi e i luoghi dove era presente il gioco degli scacchi; come si muovevano i pezzi e le pedine; il valore dei pezzi degli scacchi; osservazioni durante le partite; i termini degli scacchi; le leggi e le regole degli scacchi nei diversi paesi. E soprattutto fu il primo a riportare la narrazione completa delle partite. È molto probabile che altri manoscritti rimangano ad oggi ancora sconosciuti.

Gioacchino Greco detto Il Calabrese, “Trattato del nobilissimo gioco de scacchi”, 1619 (Firenze, BNCF, Magliabechiano XIX)
E’ del 12 febbraio 1620 il manoscritto: “Trattato de gioco Scacchi di Gioachino Greco Cusentino, Diuiso in Sbaratti e Partiti”. Manoscritto un po’ scarabocchiato dedicato a monsignor Corsini di Casa Minutoli Tegrimi. Sulla copertina, in pelle gialla, vennero incise le insegne della casata Corsini.
Sempre del 1620 è il manoscritto “Trattato de nobilissimo Gioco de Scacchi, il quale è ritratto de Guerra e di Ragion di Stato. Diuiso in Sbaratti, Partiti e Gambetti, Giochi moderni, Con bellissimi tratti occulti tutti diuersi. Di Gioacchino Greco Calabrese. L’ anno MDCXX”. Manoscritto dedicato al cardinale di Casa Orsini, Alessandro Orsini (1592-1626). Una copia di questo manoscritto è conservato a Roma nella Biblioteca Corsiniana. Il Trattato gli procurò una fama internazionale ed ebbe un successo tale che furono pubblicate in vita ben tre edizioni; il successo proseguì anche dopo la sua morte allorché il trattato venne pubblicato in molti paesi europei in oltre cinquanta edizioni. Una fama che persiste tuttora, a testimonianza di ciò il suo Trattato viene ancora stampato, venduto e letto.
Greco dedicò un altro manoscritto il “Libretto di giochare a schachi composto da giochimo greco Calabrese di la tera di Celico. Gioachino Greco prattica in Casa del Cardinal Sauelli, et Monsr. Buoncompagno” a monsignor (poi cardinale il 19 aprile 1621 e arcivescovo nel 2 marzo 1626) Francesco Boncompagni (1592-1641) di Napoli, e al cardinale Savelli.
Dal 1621 viaggiò in tutta Europa ripercorrendo e superando i fasti dei suoi predecessori, imponendosi non solo come grande giocatore, ma anche come teorico degli scacchi.

Una pagina del “Traitté du tres nobile jeu des eschecz, Lequel est tiré des guerres et des raisons d’estat” conservato nella Biblioteca Statale e Universitaria di Dresda (SLUB)
Era alla corte di Enrico II (1563-1624), Duca di Lorena, a Nancy. Al Duca fece dono di una bella copia del famoso “Codice di Lorena”, datato 5 luglio 1621. Il manoscritto fu molto apprezzato dal Duca, che ne fece fare una traduzione in francese da Guillaume Polydore Ancel, conservata dal 1764 nella Biblioteca di Dresda. Mentre l’originale è conservato nella Biblioteca Nazionale di Firenze.

Parigi, mappa di Braun e Hogenberg del 1572
Durante la permanenza a Parigi giocò e sconfisse i principali giocatori di scacchi della città, tra cui il Duca Francesco II di Lorena, il Duca di Nemours (Enrico I di Savoia-Nemours), Arnauult le Carabine, Chaumont de la Salle. Il gioco gli fruttò circa 5.000 corone. Sulla cifra vinta alcune fonti asseriscono che erano 5.000 scudi (la moneta dell’Italia e della Sicilia), mentre altre che erano 50.000 ducati.
Desideroso di confrontarsi con i migliori giocatori dell’epoca e animato sempre dello spirito d’avventura intraprese nel 1662 un viaggio da Parigi verso Londra.
Purtroppo lungo il viaggio fu derubato, forse fatto pedinare da alcuni rivali battuti al gioco, da alcuni malviventi delle sue 5.000 corone rischiando la propria vita.
Imperterrito, continuò comunque il suo viaggio per Londra dove poté giocare con l’élite scacchistica inglese.
A Londra, Greco sconfisse tutti i migliori giocatori. Nel 1623 lasciò copie del suo manoscritto a Sir Francis Godolphin (1605-1667) e Nicholas Mountstephen di Ludgate. Durante la permanenza londinese iniziò ad annotare, come era sua consuetudine, intere partite di scacchi piuttosto che singole posizioni. Molte di queste partite non furono effettivamente giocate da lui, ma probabilmente erano partite volutamente elaborate da utilizzare, come dei buoni esempi di tattica, nell’insegnamento dei suoi studenti. In effetti, se fossero state realmente giocate da Greco, le avrebbe giocate con nobili e ricchi mecenati e sicuramente ne avrebbe riportato i loro nomi per un proprio vanto. Nelle notazioni delle partite è riportato l’abbreviazione “NN” dell’espressione latina nomen nescio.

Stampa di Londra nel 1616
Sempre a Londra nel 1623 pubblicò diversi manoscritti in italiano, ma con il titolo in inglese. La versione più lunga, scritta per Nicholas Montstephen, era composta da 429 pagine, con riferimenti alle opere di Ruy Lopez e Salvio. Una particolarità: le mosse del Bianco erano colorate in rosso. Uno dei manoscritti pubblicati a Londra pervenne a George John Thicknesse-Touchet (1783-1837), il ventesimo Barone Audley, noto collezionista di libri sul gioco degli scacchi.
Fu proprio nel 1623 che Greco riportò nei suoi manoscritti l’attuale arrocco. Questo tipo di arrocco detto “alla Calabrista” prevedeva l’arrocco corto con Re in g1 e la Torre in f1, o arrocco lungo con il Re in c1 e a Torre in d1. Contrariamente a quello utilizzato in Italia a quel tempo (arrocco libero) che consentiva alla torre e al re di posizionarsi su una qualsiasi delle case intermedie.
Di ciò ne fa menzione Domenico Lorenzo Ponziani nel suo“Il giuoco incomparabile degli scacchi”, secondo il quale arroccarsi alla Calabrista:
“tale dicesi da Giocchino Greco autor calabrese, che non pratica altra maniera d’arroccarsi dalla parte del Re, se non se quella di situare il Re medesimo in casa di Cavallo, e il Rocco in casa d’Alfiere; e qualor s’arrocchi dalla parte di Donna, colloca il Re alla casa d’Alfiere, e il Rocco in casa di essa Donna”.
Al Ponziani si aggiunge Gianbattista Lolli con il suo “Osservazioni teoriche-Pratiche sopra il giuoco degli scacchi” dove si riporta:
“Nella iftruzione fopra i principj del Giuoco degli Scacchi fatta dal Traduttor Francefe al libro di Gioachino Greco noto fotto il nome di Calabrefe , fi vuole che il Re nell’ arroccarfi non poffa faltare fe non in due cafe , ed in due fole maniere : cioè quando il Re fi arrocca dalla fua parte, egli entri nella cafa del fuo Cavallo , ponendo il Rocco nella cafa dell’ Alfiere: e quando fi arrocca dalla parte della Donna , egli ſi metta nella caſa dell’Alfiere di Donna , collocando il Rocco nella cafa della Donna medefima; e tale era lo ftile de’ fuoi tempi, e di que ‘ Paefi”.
Altra curiosità, nelle sue pubblicazioni londinesi Greco fu il primo a riportare una partita dove un giocatore giocò con due regine dopo aver promosso un pedone all’ottava traversa. Ricordiamoci che in quel periodo in alcuni paesi vigeva la regola secondo la quale un giocatore non poteva possedere più di una regina alla volta.
Nel 1624 lasciò l’Inghilterra per ritornare in Francia confidando in un ambiente più raffinato e cordiale. In Francia trovò le condizioni ideali per vedere apprezzata la propria genialità e il proprio stile di gioco: non a caso, ormai noto nelle corti e nei salotti delle più grandi famiglie, fu presto definito “superbo e affascinante come il suolo della sua Patria”. Si racconta persino che uno dei suoi famosi avversari, da lui battuto, cavallerescamente s’inchinò a salutarlo con un madrigale.
E’ del 1624 il “Trattato sopra la nobilta del Gioco di Scacchi dove in esso contiene un vero ritratto di Guerra et governo di stato diviso in sbaratti e partiti et gambetti et giochi ordinarii con tratti diversi e belissimi. Composto per Gioacchino Greco Italiano Calabrese”. In pratica riscrisse la sua collezione di manoscritti arricchendola di riflessioni sulle sue nuove idee. Eliminò le partite più lunghe e meno interessanti e aggiunse quelle ritenute più brillanti; anche in questo trattato non è chiaro se le partite erano state realmente giocate da lui. In questo manoscritto la grafia della dedica è totalmente diversa rispetto a tutti i precedenti manoscritti. Tuttavia, il testo è ricco di errori ortografici e grammaticali, che hanno sempre contraddistinto la sua scrittura.

“Trattato del Nobilissimo et Militare Essercitio de Scacchi nel Quale si Contengono Molti Bellissimi Tratti et la Vera Scienza di Esso Gioco”. Composto da Gioachino Greco Calabrese nel 1625. John G. White Collection of Chess and Checkers. Cleveland Public Library.
Nel 1625 pubblicò a Parigi il manoscritto “Trattato del Nobilissimo et Militare Essercitio de Scacchi nel quale si contengono molti bellissimi tratti et la vera Scienza di esso gioco. Composto da Gioachino Greco Calabrese”, rilegato in pelle marocchina. Il manoscritto era destinato a un alto ufficiale militare, ma il suo nome non è riportato nella dedica. Quest’opera, sebbene scritta in italiano, non è mai stata pubblicata in italiano, ma esistono numerose copie manoscritte. Strutturalmente il manoscritto è composto sempre da un frontespizio, da una dedica, seguita da una storia sul gioco degli scacchi e dalla descrizione dei giocatori e delle loro mosse. La grafia è molto curata, esteticamente bella per poi cambiare, diventando sempre più ricca di errori.

Madrid nel XVI secolo che mostra il fiume Jarama
Nel 1625 lo troviamo a Madrid, in Spagna, dove giocò e batté tutta la corte del re Filippo IV (1605-1665). Si racconta che mentre era in Spagna, potrebbe aver sconfitto anche il suo mentore, considerato all’epoca il giocatore più forte, don Mariano Marano. Il condizionale però è d’obbligo, perché mentre una fonte, Vespajo, cita prove che Marano non ha mai giocato alla corte di re Filippo; un’altra fonte, Salvio, riporta invece che Greco perse contro Marano alla corte di Filippo IV.
Greco fece un breve ritorno a Napoli per poi ripartire di nuovo per la Spagna.
Aveva raggiunto l’apice del successo, dando prova di essere il più grande giocatore d’Europa vincendo con i più forti giocatori di Roma, Parigi, Londra e Madrid.
Durante la permanenza in Spagna, fu indotto a viaggiare per le Indie occidentali dai gesuiti spagnoli.

Mappa delle Indie Occidentali del 1575 di Fernão Vaz Dourado
Dopo aver conquistato il Vecchio Mondo, Greco viaggiò per il Nuovo. Morì di malattia nelle Indie occidentali subito dopo il suo arrivo. La data esatta della morte è incerta, ma probabilmente morì nel 1634 (sulla data della morte il professor Alessandro Sanvito invece avanzò la tesi che morì nel 1630).
Lasciò, in eredità, tutti i suoi averi ai Gesuiti il cui ordine aveva curato la sua educazione a Cosenza e lo aveva assistito nei suoi viaggi. Del viaggio verso il Nuovo Mondo ne parla nel 1634 lo scacchista campano Alessandro Salvio nella sua opera “Il Puttino altramente detto, Il Cavaliere Errante del Salvio, sopra il gioco di scacchi”.
“…Giacchino Greco, il quale efsendo vn pouero giouane, efsendo andato per diuerfi paefi ricapitò in Pariggi: doue guadagnò cinque mila fscudi: dopoi volfe andare in Inghilterra, doue ftè in forfe di perdere la vita, e fù rubbato quanto portaua; dopoi ritornò in Pariggi, e ricuperatofi alquanto, fi partì, & andò in Corte doue fu ritrouato dal Marano fuo riuale: ma di lui migliore. Si parti dopò detto Giacchino, & andò con un Signor grande nell’Indie doue morì, e lafciò il tutto a Padri Gefuiti, quefto l’hò intefo dal gran Medico Sig. Paulo Emilio Ferrero Napolitano, all’hora Medico della Reggina di Francia, & anco dopoi di Spagna, hoggi Protomedico in Napoli per Sua Maeftà Filippo Quarto, uedafi dunque quanto per fimile uirtù l’huomo arrivi.”
Oggi lo ricordiamo come uno degli scacchisti, che assieme ad altri campioni calabresi come Giovanni Leonardo di Bona (detto il Puttino), rappresentò ai suoi tempi il cuore pulsante del gioco degli scacchi.
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Trattato del nobilissimo gioco de scacchi Gioacchino Greco Calabrese 1619

Trattato del Nobilissimo et Militare Essercitio de Scacchi